OSSERVATORIO TEORETICO
Prospettivismo ontologico e mimesi (2008)
La tradizione filosofica occidentale nasce con un sospetto. Platone diffida dell'immagine artistica perché la concepisce come mimesi, imitazione di un'imitazione. La struttura è gerarchica e implacabile: l'Idea costituisce l'essere autentico, l'oggetto sensibile ne rappresenta una prima copia imperfetta, l'opera d'arte riproduce questa copia già degradata. Il pittore che dipinge un oggetto si colloca a tre gradi di distanza dalla verità dell'Idea, producendo un simulacro che allontana dalla conoscenza anziché avvicinarvi. Questa concezione presuppone un assunto fondamentale: la riproduzione comporta necessariamente una perdita ontologica. Ogni passaggio da un livello all'altro implica un indebolimento dell'essere, una diluizione progressiva della verità originaria. La moltiplicazione equivale a degradazione, la copia non può che essere inferiore al modello, la distanza dall'archetipo misura il grado di falsificazione.
La riflessione speculare come rivelazione ontologica
Consideriamo però un dispositivo diverso: un dipinto posto tra due specchi paralleli. Qui la mimesi opera secondo una logica radicalmente diversa. Il sistema speculare non degrada l'immagine attraverso la riflessione infinita, ma la moltiplica conservandone l'integrità. Ogni riflesso mantiene la pienezza formale dell'immagine originale. L’oggetto riflesso possiede la stessa definizione, la stessa presenza, la stessa densità ontologica del primo. Non assistiamo a una scala discendente verso il nulla, ma a una proliferazione orizzontale di esistenze simultanee. La moltiplicazione qui non sottrae essere ma lo espande. Gli specchi rivelano una potenza latente nell'immagine: la capacità di manifestarsi in infiniti luoghi senza frammentarsi, di generare variazioni che non compromettono l'identità essenziale. Ogni riflesso intrattiene un rapporto diretto e immediato con la fonte, senza mediazioni gerarchiche.Questa operazione smantella la concezione platonica della mimesi come allontanamento progressivo dal vero. Se ogni riflesso conserva la stessa pienezza ontologica, allora la moltiplicazione non è dispersione ma rivelazione di ciò che l'essere sempre è stato: non un punto fisso e immobile nell'Iperuranio, ma una potenza generativa capace di manifestarsi in forme molteplici senza perdere se stessa. L’oggetto non subisce una diminuzione di realtà attraverso il processo riflessivo. Scopre invece la propria natura intrinsecamente plurale, la capacità di essere presente simultaneamente in configurazioni diverse mantenendo l'identità. La copia qui non è degradazione dell'originale ma sua espansione, non allontanamento dalla verità ma moltiplicazione delle sue modalità di esistenza.
“Prospettivismo ontologico”
Si delinea così un nuovo quadro concettuale. Non parliamo di prospettivismo epistemologico - come vediamo le cose - ma di prospettivismo ontologico: come le cose sono. Ogni riproduzione, ogni riflesso non costituisce un errore della realtà rispetto a un modello unico e privilegiato, ma una sua manifestazione autentica, dotata di pieno statuto ontologico. La verità cessa di essere un punto fisso da cui tutto deriva per divenire la somma dinamica di tutte le sue possibili manifestazioni. Non una piramide gerarchica con l'Idea al vertice e le copie degradate alla base, ma una struttura reticolare dove ogni nodo possiede lo stesso peso ontologico. L'universo non è impoverito dalla moltiplicazione delle immagini: è costitutivamente arricchito dalla coesistenza di livelli di realtà paralleli e simultanei. Qui emerge la rottura decisiva con la tradizione platonica. L'opera riflessa nello specchio non è meno reale dell'opera sulla tela. Sono due fatti ontologici che coesistono, due modi in cui l'essere si manifesta senza che uno sia privilegiato rispetto all'altro. La riflessione non sottrae realtà all'oggetto riflesso: crea un nuovo spazio di esistenza dove quell'oggetto si manifesta nuovamente, intero. Questa visione dissolve l'ossessione dell'originale, la ricerca del punto di partenza privilegiato da cui tutto deriverebbe. La realtà è esiste in forme molteplici senza che nessuna possa reclamare lo statuto di "vera" rispetto alle altre.
Il prospettivismo ontologico riconfigura il rapporto tra identità e molteplicità. L'identico può generare infinite variazioni senza dissolversi.
V R
Mimesi 7b e Azione temporale. (Esperimenti Temporali). 2008- 2024-2025©. in origine cm 70x54x17 - successivamente cm 70x35x28, acrilico su tavola, legno, specchi.. Opera realizzata in 18 anni. iniziata il 22 gennaio 2008. Ripresa il 7 settembre 2024. il processo di scomposizione e trasformazioni è stato terminato il 10 luglio 2025 alle ore 10:35.
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