OSSERVATORIO TEORETICO
Variazione sul paradosso di Schrödinger 2001-2025
L’ESPERIMENTO MENTALE
L'installazione nasce nel 2001, dopo l'analisi dell'esperimento mentale di Erwin Schrödinger. Primo studio: 2002. Prototipo: 2008 e 2025. Cubo di compensato (250 cm altezza, 200 cm larghezza, 130 cm profondità), sipario di velluto rosso, scaletta, sedie. Il sipario resta chiuso. Da dietro filtra luce tenue. Non si vede la sorgente. Nessun suono. Quella luce dice: qualcosa là dentro vive. Cos'è, non è dato saperlo. E non è dato saperlo per scelta, non per caso. Nel 1935 Schrödinger pose una domanda radicale: la realtà esiste indipendentemente dall’osservazione? La meccanica quantistica diceva di no. Una particella, finché non osservata, può essere in più luoghi contemporaneamente. È la coesistenza degli stati: non un mistero da svelare, ma tutte le possibilità reali nello stesso istante.
IL DIBATTITO SCIENTIFICO
Per renderne assurda la logica, Schrödinger ideò un caso estremo: un gatto chiuso in una scatola con un contatore Geiger, un martelletto, una fiala di arsenico e un atomo radioattivo. Se l'atomo decade, il contatore Geiger lo rileva, il martelletto rompe la fiala e l'arsenico uccide il gatto. Ma l'atomo, finché non misurato, è sia decaduto che intatto. Quindi il contatore è sia scattato che silenzioso, il martelletto sia alzato che caduto, il gatto sia vivo che morto, tutto insieme, finché la scatola non si apre. Qui sta il malinteso comune. Schrödinger non accettava che la realtà dipendesse dall'osservazione. La sua era una critica: la teoria quantistica nega uno stato definito prima della misura, offrendo solo probabilità. Un gatto non può essere vivo e morto solo perché inosservato. Schrödinger: il gatto ha uno stato reale a prescindere dall’osservazione. Bohr, Heisenberg, Born: prima della misura non esiste realtà determinata. Solo l'atto di osservare la genera.
IL POTENZIALE SUPREMO
L'opera rifiuta entrambi gli schieramenti. Schrödinger: la coesistenza è un errore da correggere, un'illusione teorica da superare per tornare a una realtà determinata. Bohr, Heisenberg, Born: uno stadio provvisorio destinato inevitabilmente al collasso misurativo. L'installazione inverte i termini. La sovrapposizione smette di essere problema o transizione: diventa principio supremo della creazione. Non difetto da sanare, non anticamera passiva. È la massima espansione del possibile – dove ogni variante, ogni destino possibile coesiste senza esclusione reciproca. Nella creazione artistica il "non ancora" non è una mancanza, ma pienezza assoluta. È lo stato che racchiude tutti i futuri che la concretizzazione materiale inevitabilmente escluderà. Prima della scelta, l'opera è tutto. Dopo, è una cosa sola. Scostare il sipario non rivela. Distrugge. Il collasso fisico comprime il molteplice in un unico esito. Nell'arte riduce l'infinito potenziale a un oggetto determinato. L'opera si ferma deliberatamente qui. Eleggendo lo stato sovrapposto a condizione eterna del possibile. Perché nella fisica l'osservazione è un atto neutro. Nell'esperienza umana no. Chi si avvicina a un sistema carico di tensione lo riconosce. Sa che intervenire non chiarisce solo ciò che appare, ma annulla irrimediabilmente tutto ciò che, apparendo, svanirebbe per sempre. Si può contemplare quella tensione e decidere di non spezzarla. Non per impotenza, ma per proteggere l'infinito che la distanza ancora custodisce. In quantistica, vedere equivale a definire. Nella vita si può guardare senza decidere. Il sipario resta chiuso perché sollevarlo è irreversibile. Il potenziale mantiene la totalità. Il compiuto ne mostra solo una parte. Il "non ancora" è l'unico stato che non conosce fine: finché chiuso, nulla si spegne. Sollevare il sipario non genera sapere. Genera la fine delle possibilità.
V R
Variazione sul paradosso di Schrödinger. 2001-2025©. Installazione. Cm 250x200x130, legno, velluto.
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