OSSERVATORIO TEORETICO

 

La ripetizione come differenza, Ontologia dell’identico


Prima ancora di essere nominato dalla filosofia, il meccanismo della ripetizione e della differenza si manifesta nella storia, nella natura e nell'esperienza umana. L'identico non ritorna mai davvero identico, ma sempre modificato dal tempo, dal contesto e dal punto di vista di chi guarda. Accade anche in natura, forme simili non coincidono mai perfettamente, e ciò che appare uguale rivela sempre una variazione. È in questo spazio tra volontà di ripetere e inevitabilità della differenza che si colloca la mia ricerca. La prima performance sul tema della ripetizione risale al 1985 e si intitolava Il respiro condiviso. L'azione consisteva nel consegnare cinque palloncini identici, della stessa forma, dello stesso colore e dello stesso materiale, a cinque persone diverse, chiedendo a ciascuna di gonfiarli completamente. Nonostante l'identità dei materiali di partenza e l'univocità dell'istruzione, le forme finali erano completamente diverse. Nel 2006, la ricerca fu trasportata sul piano pittorico, realizzando alcuni dipinti definiti con il paradossale neologismo Multiplo unico. L'obiettivo era confermare, sul piano della materialità pittorica, ciò che la performance dei palloncini aveva già rivelato, cioè l'impossibilità della ripetizione identica e, al tempo stesso, la sua fecondità generativa. La questione della ripetizione non può essere affrontata con gli strumenti dell'estetica tradizionale, che ancora si nutre delle categorie ottocentesche dell'originalità e dell'unicità dell'opera d'arte. Occorre invece entrare nel cuore di una contraddizione apparente. Come può la ripetizione identica generare differenza? Come può l'uguale produrre il diverso? Il tempo, come dimensione fondamentale, modifica continuamente lo spazio in cui avviene ogni atto ripetitivo, rendendo impossibile qualsiasi identità assoluta. 

Il punto fondamentale può essere compreso a partire dalla teoria della relatività di Einstein, la quale ci ha mostrato che il tempo e lo spazio non sono uguali per tutti, non sono fissi, ma cambiano a seconda di chi osserva e da dove osserva. Nella relatività, spazio e tempo sono il tessuto stesso della realtà, un campo dinamico in cui ogni evento occupa un “qui-e-ora” irripetibile. Se due eventi sembrano identici, in realtà non lo sono mai davvero, perché cambiano le condizioni in cui avvengono. Cambia il tempo, cambia la posizione, cambia il punto di vista. Anche se proviamo a rifare la stessa azione, non siamo più nello stesso istante e non siamo più esattamente gli stessi. Per questo motivo, la ripetizione perfetta è impossibile. Non perché sbagliamo, ma perché la realtà stessa non lo permette. Ciò che chiamiamo "identico" non è qualcosa di stabile, ma qualcosa che dipende dalle relazioni in cui si trova. E la differenza non è un errore o una deviazione, ma un fattore generativo che rende possibile ogni esperienza reale. La decisione di realizzare una serie di dipinti tutti uguali, stesso soggetto, stessi colori, identica composizione, trova un precedente teoretico in un concetto da me teorizzato negli anni Ottanta e che ho nominato Defunzionalizzazioni. Si tratta di un processo attraverso cui gli oggetti, privati della loro funzione originaria, acquisiscono una nuova morfologia e una nuova determinazione ontologica. In altre parole, l'oggetto privato della sua funzione rinasce con un significato proprio, indipendente da quello originario. Questo processo di trasformazione attraverso la negazione trova un parallelo nella pratica della ripetizione identica. Ogni ripetizione del dipinto è come una defunzionalizzazione dell'opera precedente. Priva quest'ultima della sua pretesa di unicità e originalità, ma proprio attraverso questa privazione genera nuove possibilità di significato. La ripetizione, come la defunzionalizzazione, è un operatore di trasformazione ontologica che non si limita a produrre copie, ma attiva un processo di metamorfosi continua in cui ogni opera ridefinisce retroattivamente il significato di tutte le altre. Certe pratiche artistiche utilizzano la serialità per riflettere e incorporare la logica della produzione di massa, trasformando l'arte stessa in merce riproducibile e celebrando l'estetica di un identico solo apparente. Qui la ripetizione pittorica afferma invece l'irriducibile resistenza del gesto creativo a ogni automatismo. Non si tratta di moltiplicare per diffondere, ma di ripetere per scoprire. Ogni nuovo dipinto non è una copia più o meno riuscita di un originale, ma l'emergere di una singolarità assoluta che si afferma proprio attraverso l'intenzione ripetitiva. È il rovesciamento completo della logica seriale. Mentre alcune pratiche assumono la riproducibilità come dato e la esplorano esteticamente, qui si assume l'intenzione ripetitiva per scoprire filosoficamente l'impossibilità della ripetizione. È precisamente la tensione tra volontà di identità e necessità della differenza che costituisce il nucleo teoretico del progetto artistico. Ogni dipinto si inscrive in una temporalità specifica che ne determina la singolarità. Man mano che si va avanti nella realizzazione dello stesso dipinto, la mano conserva la memoria muscolare dei gesti precedenti, ma questa memoria non si traduce in automatismo meccanico. Tra memoria e atto si apre uno spazio di libertà creativa che nessuna intenzione ripetitiva può eliminare. Ogni opera è un momento a sé stante ed è connessa alle opere precedenti da un filo temporale che le attraversa e le unifica. Un'eco di questo meccanismo appare già in Kierkegaard, per il quale la ripetizione è un movimento esistenziale che riafferra l'esistenza in modo sempre diverso. Nella mia ricerca, tuttavia, non è la dimensione esistenziale a rendere necessaria la differenza, ma la struttura stessa dello spaziotempo einsteniano, in cui due eventi non possono accadere simultaneamente in modo assoluto. 

Per Deleuze, quando ripetiamo qualcosa, in realtà ripetiamo sempre la differenza, cioè creiamo sempre qualcosa di unico attraverso il gesto che vorrebbe essere uguale. È come quando si prova a ricalcare un disegno con la matita. Ogni volta che si ripete lo stesso movimento, esce fuori qualcosa di leggermente diverso, qualcosa che appartiene solo a quel momento. Ogni dipinto non è quindi un tentativo più o meno riuscito di copiare gli altri, ma il manifestarsi di qualcosa di assolutamente unico. La differenza non è un errore rispetto a un modello perfetto di identità, ma è la forza che genera il nuovo attraverso la ripetizione stessa. Questo rovesciamento concettuale ha conseguenze profonde per la valutazione estetica dell’opera. Non si tratta più di misurare la fedeltà di ogni dipinto rispetto a un originale, ma di cogliere la singolarità che ciascuno esprime. La scelta del mezzo pittorico non è casuale. La pittura, più di ogni altra forma artistica, rende evidente l'impossibilità della ripetizione identica. Ogni pennellata e ogni variazione cromatica lasciano tracce materiali uniche. Tuttavia, in questa pratica, la resistenza materiale del mezzo non costituisce un limite alla realizzazione del progetto ripetitivo, bensì il suo fondamento stesso. È precisamente perché la pittura si oppone alla ripetizione meccanica che essa diventa il mezzo eletto per esplorare i paradossi filosofici e fisici insiti nella ripetizione. La ripetizione come operatore di trasformazione ontologica può estendersi ad altre forme espressive, dalla scultura alla performance, dalla scrittura alla composizione musicale, ovunque sia possibile istituire quella tensione fondamentale tra intenzione ripetitiva e necessità della differenza. Ogni nuovo ciclo di ripetizione porta con sé il peso temporale del precedente. Ogni opera della serie non va valutata in rapporto alle altre, ma colta nella sua singolarità assoluta. Non è una collezione di varianti intorno a un tema, ma una molteplicità di singolarità che si affermano ciascuna nella propria differenza.

V R

Irripetibilità spaziotemporale b1 - b2. 1985-2025©. Acrilico su legno, filo elettrico, porcellana. Cm 84x64 circa ciascuno.

 

Irripetibilità spaziotemporale x51 - x52. 1985-2025©. Acrilico su legno, filo elettrico, porcellana. Cm 85x65 circa ciascuno.

 

Irripetibilità spaziotemporale. 2004-2025©. Acrilico su legno, filo elettrico, porcellana. Cm 115x85x25.

 

Multiplo unico. 2004-2006©. Acrilico su legno. Cm 36x26 ciascuno.

 

Acqua catalogata n52 (Ripetizione e differenza) 2004-2006. Cm 50x80, acrilico su cartone, fogli di carta

 

Gambe speculari - Ripetizione e differenza 1995. Cm 80x35 (dittico). Acrilico e cera su fotografia analogica applicata ad alluminio

 


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