VIRGILIO ROSPIGLIOSI

Atomideogenesi

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"atomideogenesi"

È un termine coniato dall’artista stesso per definire una dimensione filosofica da lui ideata. Un concetto innovativo intuito e applicato nei primi anni del 2000, che segnerà inevitabilmente il pensiero e le future espressioni artistiche. Questo manifesto è la testimonianza sincera dell'artista. Il frutto di anni impiegati nella ricerca. Nella consapevolezza del limite umano.

"Misurate ciò che è misurabile e rendete misurabile ciò che non lo è" (G.Galilei)

Per centinaia di anni il processo creativo è sempre stato il medesimo. Brunelleschi. Giotto. Il Perugino. Ludovico Ariosto. Il Vasari. Canova. Pierluigi da Palestrina. Beethoven. Boudelaire. Verlaine. Newton. Poeti. Pittori. Scultori. Compositori. Videoartisti. Performer. Fotografi. Registi. Tutti gli artisti che hanno contribuito ai mutamenti estetico-filosofici nella storia dell’arte fino ad oggi, hanno tutti un comune denominatore;“l’oggettivazione” delle proprie “idee”. Mozart per esempio, ha oggettivato le proprie idee, le ha rese tangibili scrivendole sullo spartito. Si possono leggere e ascoltare; sono oggetto. Michelangelo con la sua Pietà, ha oggettivato la propria idea. La si può guardare, è oggetto. Verlaine con le sue poesie ha oggettivato la proprie idee scrivendole sulla carta. In realtà è più corretto definirle “Intuizioni” piuttosto che di “Idee”. L’essere umano nei secoli, si è illuso di rappresentare oggettivamente l’idea. Ma l’idea non è cosa umana. L’idea è astratta. Non può essere rappresentata dall’uomo. Il limite umano non può inglobare e comunicare ciò che non percepisce in quanto astratto. L’essere umano si limiterà ad oggettivare gli impulsi residuali di “un’intuizione” proveniente dall’idea perfetta, ma che non è l’idea perfetta. In quanto “l’idea” essendo astratta è umanamente inafferrabile. Quando l’idea misteriosamente si manifesta, l’artista, l’uomo, ne percepisce intuitivamente soltanto i residui (intuizioni), contaminati dal limite umano che andrà ad oggettivare in ciò che egli definisce l’opera d’arte. Si tratta soltanto di un grossolano tentativo di costruzione di un’intuizione, lontana anni luce dalla purezza dell’idea originaria. Una modalità teorica per avvicinarsi in qualche misura alla purezza dell’idea, potrebbe essere la “non oggettivazione” attraverso la “non espressione”. Non fare. Non agire. Nessuna azione come consapevolezza del proprio limite. Paradossalmente però l’intenzionale “non espressione” diventa espressione dell’inespressione. Quindi anch’essa azione e oggettivazione. “Atomideogenesi” è “l’unico” processo/rituale, attraverso il quale ricondurre l’oggetto (contaminato dal limite umano) all’idea pura, all’astrazione. Attraverso la dematerializzazione, l’annullamento fisico di ciò che è sempre stata definita “Opera d’arte”, ma che in realtà è ed è sempre stata soltanto oggetto (residuo). Agli inizi del 2000 iniziai a pensare seriamente a come poter andare “oltre” la rappresentazione convenzionale. E decisi di iniziare questo percorso partendo dalla pittura. Annullare, smaterializzare l’icona che storicamente e più di ogni altra ha definito l’espressione artistica: “Il dipinto”. Successivamente avrei applicato “Atomideogenesi” anche ad altro. Per fare un esempio; L’opera d’arte (in questo caso il dipinto) non è l’oggetto in sé, ma è l’immagine del dipinto fotografato e inserita dentro la memory card. L’Immagine è smaterializzata dal processo informatico attivatosi allo scatto della foto. Trasformata e rinominata in codice binario. In numeri, i quali essendo un’entità astratta sono intangibili come il pensiero. Questa modalità di annullamento, determina la “fine” della rappresentazione artistica in tutte le sue forme fisiche, come fino ad oggi conoscevamo. Anche la fotografia e il video digitale (strumenti che possiedono il gene informatico) possono essere sottoposti a tale processo, dato che anche un’opera digitale nel momento in cui è rappresentata materialmente mediante una visualizzazione da display, una stampa o una proiezione, diventa oggetto.

Etimologia

Atom(o)=Materia/Oggetto - Ideo=Idea/Intuizione - Genesi=Origine

Esempio della matita

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Abbiamo un comunissima matita ed uno smartphone. Se fotografiamo la matita con lo smartphone, il processo informatico che si attiva allo scatto della foto smaterializza immediatamente l’immagine della matita che sarà trasformata in entità astratta, in numeri. E non sarà più percepita come oggetto. Se però accendiamo lo smartphone e guardiamo sul display l’immagine della matita, attraverso il senso della vista, rioggettiviamo la matita. Quale differenza c’è tra l’immagine della matita che vediamo sul display dello smartphone e la matita fisica?. Nessuna differenza, sono entrambi oggettivazioni. L’immagine della matita che guardiamo sul display dello smartphone è oggettivata soltanto dal senso della vista. Mentre la matita fisica è oggettivata dal senso del tatto, dal senso della vista, dell’udito e dal senso dell’olfatto. E se vogliamo anche dal senso del gusto. Se invece l’immagine della matita resta “non visibile” all’interno del contenitore informatico, in questo caso dello smartphone, sarà soltanto una combinazione di numeri, dunque astratta. Questo è il principio basilare di “Atomideogenesi”, che può essere applicato a qualunque cosa.

Paradosso Rospigliosi

Per potenziare il concetto di annullamento dell’opera d’arte divenuta oggetto, si innesca un paradosso; l’immagine dell’oggetto fotografato viene inserita nella memory card e solo successivamente unita all’oggetto concludendo il lavoro. Sarebbe impossibile fotografare l’oggetto con la memory card incastonata nel supporto comprensiva di immagine. Quindi, l’oggetto fotografato è privo di memory card. Di conseguenza privo di contenuto. Dunque dov’è l’opera? Fisicamente non c’è mai stata.  

Definizione

“Atomideogenesi”, attraverso l’annullamento dell’opera è sicuramente l’unica via che può condurci all’astrazione. “Atomideogenesi” può essere definita “Arte Astratta”. Il termine “Astrattismo”, attraverso, il quale gli storici hanno nominato la nota corrente artistica è “sbagliato”. Perché nel momento in cui tocchiamo o anche soltanto guardiamo un oggetto, quell’oggetto è figurativo e non astratto. Un colore, una linea, un suono, una frase, anche se originali e svincolate dalle forme di rappresentazione convenzionali, saranno sempre espressioni riconducibili ad una riconoscibilità umana. E quindi saranno espressioni “non astratte ma figurative”. Prendiamo Kandinskij. In un suo dipinto definito dagli storici “Astratto”, ci sono colori, forme e linee su un supporto fisico. Tutti elementi figurativi, oggettivi, tangibili, riconoscibili da chiunque senza alcuna difficoltà. Se il dipinto di Kandinskij fosse astratto non sarebbe argomento di discussione, perché privo di corrispondenza con la realtà oggettiva. Non esisterebbe.

Perché tutto questo? Per centinaia di anni il processo creativo è sempre stato il medesimo. Forse il bisogno dell’artista è sempre stato quello di colmare il vuoto di un’esistenza senza scopo. E probabilmente questa forma di egocentrismo ha limitato molto la “ricerca” estetica e concettuale. Pensai che l’arte presente e futura non sarebbe dovuta più essere una conseguenza logica di quella precedente. Era arrivato il momento di fare un reset. Arrivai ad un’unica soluzione e conclusione. L’annullamento oggettivo dell’opera causato dall’opera stessa veicola il processo grossolano delle rappresentazioni verso il nucleo originario di un pensiero puro. Alla luce di queste considerazioni era necessario doverle dimostrare in modo concreto.

V. R (A.D 2002)

Atomideogenesi-Schema originale.

Atomideogenesi-Schema originale.



Funzionalità - Atomideogenesi Esplicativo 1