VIRGILIO ROSPIGLIOSI

paesaggi informatici

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È una numerosa serie di fotografie analogiche e successivamente digitali. l’idea nasce nei primissimi anni 80 dall’osservazione dei malfunzionamenti e disturbi dell’immagine nei televisori a tubo catodico e dai pattern delle pavimentazioni di appartamenti. In quel periodo Iniziano le manipolazioni analogiche su stampe di opere famose, pagine di libri di storia dell’arte, di letteratura o divulgazione scientifica. Destrutturazioni, immagini scomposte, sezionate chirurgicamente e ricomposte in un’altra forma, private del significato originario. La stessa modalità è applicata alle fotografie analogiche. Ritratti di persone, case, prati, animali, riproduzioni pittoriche di pavimentazioni, poi successivamente fotografate. Oggetti senza un senso logico. In questo caso il soggetto non ha importanza. Si tratta solo di uno strumento da manipolare, tagliare e ricomporre. A cui dare una nuova vita e in cui il “non significato” è il significato.  Il nome “Paesaggi Informatici” venne coniato successivamente con la nascita del digitale. Inoltre questa serie di opere (in particolare quelle degli anni 80) può essere considerata un’anticipazione tecnica/stilistica (selezione-ritaglio-clonazione) delle varie modalità di editing che molti conosciutissimi software di fotoritocco oggi propongono.



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