VIRGILIO ROSPIGLIOSI

Atomideogenesi

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"atomideogenesi" 

Questo manifesto è la testimonianza sincera dell'artista. Il frutto di anni impiegati nella ricerca. Nella consapevolezza del limite umano.

"Misurate ciò che è misurabile e rendete misurabile ciò che non lo è" (G.Galilei)

L’opera d’arte non è ciò che stai guardando. Prendiamo per esempio un dipinto. L’opera d’arte non è l’oggetto in sé ma è l’immagine sedimentata nella memoria analoga al dipinto fotografato e inserito dentro la memory card. Immagine smaterializzata dal processo informatico attivatosi allo scatto della foto. Trasformata/rinominata in codice binario. Intangibile come il pensiero. Questa modalità di annullamento, determina la morte della rappresentazione artistica in tutte le sue forme fisiche. Anche la fotografia digitale e il video (strumenti che possiedono il gene informatico) possono essere sottoposti a tale processo, dato che un’opera digitale nel momento in cui è prodotta materialmente (stampa-monitor) diventa anch’essa oggetto. Per cui il rituale può essere applicato a qualunque espressione artistica. Per potenziare il concetto di annullamento dell’opera d’arte divenuta oggetto, si innesca un paradosso; l’immagine dell’oggetto fotografato viene inserita nella memory card e solo successivamente unita all’oggetto concludendo il lavoro. Sarebbe impossibile fotografare l’oggetto con la memory card incastonata nel supporto comprensiva di immagine. Quindi, l’oggetto fotografato è privo di memory card. Di conseguenza privo di contenuto. Dunque dov’è l’opera? Fisicamente non c’è mai stata. Il dipinto che stai guardando è l’oggetto. Ben realizzato, dipinto feticisticamente per attirare l’attenzione dello spettatore che crede di guardare quello che non c’è e accompagnarlo, rassicurandolo, davanti a un concetto per lui nuovo. Allora il dipinto (oggetto) diventa il vettore attraverso il quale si sviluppa il rituale. Mentre il contenuto della memory card (l’immagine) è l’opera d’arte. Trasformata in numeri informatici. Fisicamente inesistente. Quindi in conclusione, l’opera d’arte è il pensiero che attraverso l’azione trasforma l’oggetto in luce. Si tratta di una filosofia applicata che annulla definitivamente il concetto di idea = materia. Un’invenzione che chiude un capitolo di storia dell’arte aperto da secoli fino ad oggi. E che riguarda il fare artistico in ogni sua espressione, come necessità di rappresentazione materiale dell’idea. Ma perché tutto questo? Nel corso dei secoli, il coraggio intellettuale di alcuni artisti, ha avuto un ruolo decisivo sulla nascita e nello sviluppo di nuovi punti di vista. Sia estetici che filosofici. Per quanto riguarda il ‘900 probabilmente Marcel Duchamp è stato l’artista chiave. Fu un rivoluzionario, il cui modus operandi influenzò tutta l’arte successiva fino ad oggi. Il suo concetto di arte, in contrapposizione a un tipo di espressione visiva/retinica, ha avuto, fin dal principio, un effetto ammaliante su di me. Con il tempo però mi accorsi che l’arte “non retinica” (non riconoscibile dal nostro occhio) di cui si faceva portavoce, in realtà era sempre retinica. Perché anche se l’oggetto veniva decontestualizzato, era sempre ricomposto fisicamente. Magari con un’altra identità, in un’altra sede. Ma sempre oggettivo. Quindi all’inizio degli anni 2000 cominciai seriamente a meditare su come poter andare oltre. Cercare un nuovo punto di vista senza gettare fumo negli occhi al fruitore. Pensavo che l’arte presente e futura non sarebbe dovuta più essere una conseguenza logica di quella precedente. Era arrivato il momento di fare un reset, di scrivere un epilogo senza cadere in retoriche inconcludenti. Arrivai ad un’unica soluzione e conclusione. L’annullamento oggettivo dell’opera causato dall’opera stessa veicola il processo grossolano delle rappresentazioni verso il nucleo originario di un pensiero puro. Alla luce di queste considerazioni era necessario doverle dimostrare in modo concreto.

V. (A.D 2002)

 Atomideogenesi-Schema originale.

Atomideogenesi-Schema originale.


Funzionalità - Atomideogenesi Esplicativo 1